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Bettelmatt: un popolo, un’erba, un formaggio

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Bettelmatt: un popolo, un’erba, un formaggio
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Il Bettelmatt è diventato un mito per gli amanti del buon cacio e, in effetti, è un esempio di come la biodiversità - in questo caso l’ambiente montano particolare dell’Ossola e una pianta ben precisa che fa parte del pascolo - e la diversità culturale, in questo caso le tradizioni dei Walser, che hanno mantenuto la loro identità, sono alla base di quella specificità che dà origine alla qualità vera e alla capacità di un prodotto di essere “interessante” oltre che buono. A condizione che il disciplinare, come in questo caso, rispetti queste origini.

Di Yvonne Falcone Carranza

 

Percorrendo una strada tortuosa e avventurosa che unisce virtualmente i piccoli borghi delle Alpi Occidentali e osservandone superficialmente usi e costumi, si ha l’impressione che queste imponenti montagne siano state per secoli baluardi insuperabili, capaci di impedire ogni sorta di comunicazione.
Facendo però un’osservazione più accurata sia sulle tradizioni sia sulle caratteristiche strutturali di alcune antiche costruzioni di montagna ancora integre, si può rilevare in alcune valli apparentemente lontane una medesima origine risalente al decimo secolo e indissolubilmente legata al popolo degli Alamanni.
Lucio Cassio Dione, storico e senatore romano di lingua greca vissuto tra il I e il II secolo dopo Cristo, cita per la prima volta in un documento risalente alla campagna di Caracalla del 213 d.C. il nome di questo popolo costituito da differenti tribù germaniche (Ale Mann = tutti uomini) e inizialmente stanziato lungo la costa settentrionale del Meno. Gli Alamanni, instaurato un rapporto “conflittuale” con l’Impero romano, a seguito della caduta di quest’ultimo e dell’avanzata di altri popoli oltre che germanici anche slavi e mongoli, si spostarono gradualmente verso sud raggiungendo le coste del lago di Costanza e successivamente le Alpi. Dal X secolo a partire dalla zona del Vallese la loro colonizzazione si espanse, dominando le aree di alta montagna grazie a condizioni climatiche “sufficientemente” favorevoli. Raggiungono la massima diffusione nel XIII secolo quando, per la prima volta identificati con il nome di Walser (contrazione tedesca di walliser, abitante del Vallese), si incontrano le loro tracce, oltre che nel Vallese, nelle valli italiane dell’Ossola (Macugnaga, Formazza, Premia, Ornavasso), del Sesia (Alagna Sesia, Rimellla, Carcoforo) e di Aosta (Valle di Gressoney).
In Val d’Ossola, area situata nella zona più settentrionale del Piemonte in provincia di Verbano Cusio Ossola, in una piccola e amena valle chiamata Formazza, si insedia una comunità numerosa che secondo un documento del ‘400 è formata da circa un centinaio di famiglie provenienti da differenti centri abitati.
Dopo il XV secolo, con l’inizio della piccola glaciazione, le alte montagne cominciano a essere abbandonate e le tradizioni dei Walser a perdersi o a venire contaminate da quelle di altre genti. Solo in alcune zone, tra cui la Val Formazza, la loro cultura si è mantenuta vivace e solida fino ai nostri giorni, portando con sé un bagaglio di saperi e sapori unici. (Segue...)

 

Leggi l'articolo completo su Sapori d'Italia n. 37!

 

Tags: walser , val d'ossola , formaggio d'alpeggio , bettelmatt

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