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Facciamo fronte comune
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Lettera aperta a Oscar Farinetti, Paolo Massobrio, Slow Food e quant'altri spesso esprimono pubblicamente i nostri stessi valori ma non hanno ancora pensato di farne una regola della loro attività.

 

Ormai siamo in tanti, i valori della terra e della naturalità di ciò che mangiamo sono un impegno costante dalla FAO (Food and Agricolture Organization of United Nations), uno dei punti fermi del messaggio di Papa Francesco, una recentissima risoluzione del Parlamento europeo... Persino la WHO (World Health Organization), ovvero la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), invita a meno chimica e più prodotti naturali nelle medicine.

E siamo in tanti a crederci pure nel mondo della gastronomia, ovvero di chi si occupa di alimentazione con un occhio speciale all'aspetto edonistico: la cucina come arte, ovvero il bisogno che diventa piacere.

Ma spesso dalla teoria non si passa alla pratica, o non lo si fa abbastanza.

Caro Oscar Farinetti, per esempio, i tuoi Eataly sono il paradiso terrestre per chi ama le cose buone. E sono in gran parte anche sane e naturali, anzi proprio per questo sono buone. In mezzo a loro c'è pure qualche salame con additivi che non servono se la carne è buona e zuccheri che servono a modificare i tempi e i modi della fermentazione quando la materia prima o i processi di trasformazione non sono quelli che dovrebbero essere. Ci sono vasetti con funghi definiti del Piemonte ma provenienti da coltivazioni dell'estremo oriente, o dolci con grassi tropicali di pessima qualità non specificati in etichetta... Per il tuo cliente che legge le etichette con consapevolezza, anche interpretandole correttamente, non è certo un problema: lui sa scegliere con la propria testa e, nel dubbio, non compra. Ma per quello meno preparato e che crede che Eataly sia una garanzia?

Forse al prerequisito dell'etichetta pulita e davvero trasparente e della naturalità non ci hai pensato quando hai avuto la splendida idea di questo "eldorado per gourmet" con un nome così geniale. Prova a pensarci. Sono certo che i tuoi figli così innamorati della tua impresa e le migliaia di persone, soprattutto giovani, a cui hai garantito un lavoro non ci rimetteranno perché non perderai un solo cliente, anzi ne guadagnerai di più se potrai con sincerità garantire che tutti i prodotti che vendi sono sani, naturali, trasparenti.

E magari in questo modo, per non perdere un palcoscenico importante come il tuo, tante aziende si convertiranno. E tranquillizziamo chi può spendere di meno: il prodotto naturale non costa di più di quello con additivi, gli additivi fanno solo i comodi di chi usa cattive materie prime o di inutili vizi di una filiera commerciale che vive di cattiva informazione.

E che dire del tuo Golosario, caro Paolo Massobrio: è una miniera di buoni consigli per comprare cose buone, tutte buone dal punto di vista del gusto comune, ma tutte sane? Tutte naturali? Qualcuna proprio no, eppure tu hai scritto tanti articoli col nostro stesso rigore. Perché anche tu non imponi il prerequisito del sano, del naturale e del trasparente? Non venderesti una sola copia in meno, anzi...

E Slow Food? Se imponesse questo requisito al Salone del Gusto, creando una "fiera con garanzia", avrebbe meno espositori? Alcuni diversi, certo, ma non di meno. Ma soprattutto faccia un po' più attenzione alle regole dei suoi presidi!

Proposta: mettiamoci tutti insieme a difendere i veri artigiani del cibo sano e forse avremo più forza, tanta forza che la Commissione europea e i governi membri daranno davvero ascolto al Parlamento europeo che invita a comportarsi esattamente come propone il disciplinare dell'Associazione Accademia delle 5T da quasi un decennio, sottoscritto da oltre 350 aziende italiane.

 

Guido Stecchi

Presidente dell'Accademia delle 5T

guido@a5t.it

(Ph: @Piemonte24news.it)

 

Editoriale pubblicato su Sapori d'Italia n.42, Luglio/Agosto 2014

Tags: trasparenza , slow food , paolo massobrio , oscar farinetti , golosario , etichette , eataly , additivi

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