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I bruscandoli

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I bruscandoli
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La primavera è la rinascita della vita, i germogli ne sono il simbolo e sono pure un’esplosione di energia che, se li mangiamo, viene trasmessa al nostro organismo. Naturalmente dobbiamo raccoglierli con buon senso per non spezzare queste nuove esistenze: gli asparagi selvatici e i germogli di pungitopo, per esempio, vanno colti lasciandone sempre alcuni sul posto. 

Invece i germogli di luppolo possiamo coglierli senza limiti, più ne cogliamo più la pianta si ramifica e sviluppa. E, in ogni caso, ce ne sono davvero tanti e dappertutto, invadenti lungo i margini dei boschi, sulle siepi, sulle reti di recinzione dal mare alla media montagna. Apprezzatissimi soprattutto in Lombardia (luvertis) e nelle Venezie (bruscandoli), chiamati anche asparagina o ligaboschi, i giovani getti del luppolo (Humulus lupulus), pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, sono uno dei prodotti simbolo della cosiddetta “fitoalimurgia”, l’alimentazione con piante spontanee. 

E spontanei sono pure i mazzetti di questi germogli venduti comunemente sui banchi dei mercati ambulanti e nei negozi di ortolano più forniti. Infatti il luppolo, pur se pianta importante dal punto di vista medicinale e soprattutto per l’industria della birra, in Italia non è di fatto coltivata. 

 

La pianta si riconosce per la ruvidezza del sottile fusto (è addirittura un tantino appiccicaticcio) che avvolge a spirale le piante circostanti, per le foglie divise in 3-5 lobi ovali e seghettati, per le infiorescenze femminili simili a morbide pigne. 

In primavera, ovviamente, queste ultime non ci sono, ma i fusti terminano con germoglietti ruvidi e sottili, ottimi semplicemente bolliti e conditi con olio e aceto o limone, o per salse, minestre e, soprattutto, risotti e frittate. Mettendo in tavola queste due ultime preparazioni, offriamo agli amici specialità davvero tipiche della cucina contadina. 

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