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Il mercato dei contadini a Monselice

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Il mercato dei contadini a Monselice
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Si chiama Agrimons, ha una struttura fissa, apre tre volte la settimana. Partito in sordina nel 2004 a Monselice, nel padovano, ora richiama gente da tutti i paesi vicini.

 di Maurizio Drago  

Monselice è una cittadina medievale posta a metà strada fra Padova e Rovigo, con il suo centro storico, il torrione di Ezzelino da Romano del XIII secolo che sovrasta la collina, la salita della Rocca con il susseguirsi delle sette chiese, luogo in cui i pellegrini ricevevano l’indulgenza, il Castello con una ricchezza di architetture  e un pieno di arredi, dipinti,  armi da far meravigliare il turista sempre frettoloso. Chi vuole visitare Monselice trova la genuinità di una cittadina che offre molte  chicche.  

Ortaggi di stagione ad Agrimons: melanzane, peperoni, zucchine, cavolfiori...
Ortaggi di stagione ad Agrimons:
melanzane, peperoni, zucchine, cavolfiori...

E fra le chicche non manca il “mangiar bene”. La Pro Loco di Monselice da dieci anni organizza "Colori e sapori di primavera" (prima domenica di aprile) e  "Colori e sapori d’autunno", in novembre, dove le piazze si riempiono di profumi di polenta fatta al momento, castagne, fajoi in tocio, funghi, formaggi, trippe che vengono offerte alle migliaia di persone che accorrono per l’occasione. 

Proprio in questa cittadina ai piedi dei Colli Euganei è nato uno dei primi, se non il primo, farmer markets in Italia: per tre volte alla settimana, i contadini locali portano i prodotti appena raccolti nell’edificio ex macello, in  via Piave 7, divenuta loro sede, dove li vendono direttamente ai consumatori. I contadini più anziani non vogliono sentir parlare  di farmer market all’inglese o filiera corta o  chilometri zero. Preferiscono chiamarlo “mercato del contadino”. I monselicensi lo chiamano Agrimons

Suona bene e ormai è entrato nel linguaggio comune. Agri sta per agricoltori, mons è l’abbreviazione di mons-silicis, il “monte di silicio”, la pietra dura estratta dai Colli da cui Monselice ha preso il nome. Tutto ebbe inizio nel 2004, con un grande spazio da occupare per un mercato, un gruppetto di contadini con delle idee chiare e un assessore puntiglioso.  

Il banco di carni avicole dell'Azienda Agricola Angelo De Marchi
Il banco di carni avicole dell'Azienda Agricola
Angelo De Marchi

L’assessore  Bruno Cama pensava a un luogo dove i contadini potessero portare i loro prodotti, raccolti magari la mattina stessa, e i cittadini la borsa della spesa per acquistarli.  Cama consegnò lo spazio ai contadini, fronteggiando le critiche dei suoi colleghi politici che intravedevano problemi  con i commercianti e con le associazioni di categoria. Con il supporto della Coldiretti, i contadini costituivano il consorzio Agrimons nominando come loro presidente Sandro Zancanella, agricoltore e titolare di una fattoria didattica. Così ha avuto avvio Agrimons, senza normative legislative, in modo un po’ improvvisato ma coi piedi sempre ben puntati per terra e con il pragmatismo tipico di chi, la terra, la coltiva.  

I contadini si erano imposti di vendere solo i loro prodotti, non quelli di terzi, raccolti la mattina presto o il giorno precedente. All’inizio l’offerta era limitata, la gente chiedeva maggiore varietà. Tuttavia, con il passaparola, la gente iniziava ad abituarsi a comprare i prodotti freschi verificando una qualità superiore rispetto a quella del supermercato o del classico ortofrutticoltore e a prezzi decisamente più bassi,  in media del 30 per cento. Naturalmente il margine di guadagno dei contadini era ben superiore a quello che avevano prima passando attraverso i grossisti.  

Il successo è stato superiore alle aspettative. Ne ha parlato la televisione, la trasmissione Report di Milena Gabanelli nella rubrica “La Buona notizia”, sono andati a visitare Agrimons i ministri Paolo De Castro (governo Prodi) e l’attuale ministro Luca Zaia, tutti prodighi di complimenti. Ora Agrimons lavora con lo slogan “il mercato della freschezza”.
Apre tre volte alla settimana, il lunedì e il sabato mattino dalle 8.30 alle 12.30 e il mercoledì pomeriggio dalle 15.00 alle 19.30. C’è un disciplinare di produzione preciso per i soci Agrimons. Chi non lo rispetta viene automaticamente estromesso dalla vendita diretta dei suoi prodotti. È già successo. La produzione deve essere esclusivamente dei soci e devono venderla direttamente i titolari e i famigliari. 

I giovani Annachiara e Mirco favaro al loro banco di ortofrutta
I giovani Annachiara e Mirco favaro al loro
banco di ortofrutta

Già, ma cosa possiamo comprare ad Agrimons? La frutta di stagione: albicocche, uva, mele, pere, kiwi, pesche, prugne... La produzione nella bassa padovana è abbondante. Tra le verdure: radicchio, lattuga di vari tipi, cipolle e patate, catalogna, le “coste”,  le verze e i cavoli, le patate americane, famose in questa zona per la loro abbondante produzione al punto che un comune limitrofo, Anguillara, organizza annualmente la famosa sagra della “patata americana”. Poi le carni, i latticini, i formaggi di vari tipi sempre prodotti nella zona, l’olio dei Colli, le marmellate, il miele, le farine, il vino. E ancora, piantine, erbette di campo e altro, tutto rigorosamente raccolto la mattina stessa o il giorno prima.  

Domanda e risposta con il presidente di Agrimons Sandro Zancanella

«Siamo stati i precursori dei farmer markets»

 

Il presidente Sandro Zancanella con la sua produzione di farina e pane
Il presidente Sandro Zancanella
con la sua produzione di farina e pane

Osteggiati  all’inizio, i contadini hanno vinto la loro partita grazie alle severe regole che si sono imposti  nel produrre e vendere  i loro prodotti. Abbiamo posto alcune domande a Sandro Zancanella,  agricoltore,  presidente di Agrimons fin dall’inizio,  fermo e caparbio sostenitore della valorizzazione professionale ma soprattutto umana del contadino spesso bistrattato.  

Agrimons è stato il primo farmer market prima ancora che fosse uscita la regolamentazione di legge. Voi soci vi definite i precursori?
«Diciamo che i primi otto soci sono stati dei precursori, e ci hanno creduto anche se non si sapeva cosa sarebbe successo con il consumatore.  Abbiamo aperto la struttura, nessun volantino, insegna, pubblicità, solo passaparola. Molti altri non ci hanno creduto. Siamo stati i precursori anche per l’apertura costante per tre volte alla settimana. Non so a tutt’oggi quanti mercati in Italia lo facciano».  

Da dove avete copiato l’iniziativa?
«L’iniziativa non si poteva copiare visto che siamo nati  nel mese di maggio di cinque anni fa. Non esisteva né dal punto di vista tecnico né legislativo. Si è trattato di costruire un mercato fisso come location, con il vantaggio di non dovere montare e smontare, ma soprattutto con il vantaggio che si fidelizzano i clienti e si riesce ad organizzarsi meglio dal punto di vista produttivo».  

I primi tempi sono stati duri?
«Lo avevo già accennato. Non abbiamo investito in  promozione, ci hanno prestato dei cavalletti e delle tavole e siamo partiti. Lo spazio del  fabbricato a disposizione non era riempito e i clienti osservavano che c’era poco ma soprattutto non c’erano prodotti esotici o fuori stagione. Con il tempo però il rapporto diretto ha permesso di far capire la stagionalità. Abbiamo conquistato un cliente per volta e siamo cresciuti con la produzione un po’ alla volta. Questo è il nostro vincolo perché l’ortofrutta ha dei cicli fenologici, se ne hai troppa la butti via, ed è ancor peggio se rimani senza il prodotto perché il cliente quando viene lo vuole trovare assolutamente».  

Da chi siete stati sostenuti?
«Chi ci ha creduto sin dall’inizio è stata la Coldiretti che ha impegnato molte ore e persone nel progetto. Poi ci ha creduto il Comune che voleva istituire il mercato dei contadini e ci ha messo a disposizione l’immobile dell’ex macello recentemente restaurato. Ringraziamo in particolare l’assessore Bruno Cama, che ha creduto in noi dall’inizio e ci ha sempre sostenuto».  

Avete un successo tale che tenete aperto per tre volte alla settimana. Cosa pensate del futuro di Agrimons?
«L’apertura di tre volte alla settimana si è resa necessaria quasi da subito, perché i clienti volevano la merce fresca a metà settimana e non potevano fare la scorta il sabato sino al sabato successivo; così è nata l’apertura il mercoledì. L’apertura del lunedì nasce dal fatto che c’è il mercato grosso in centro a Monselice e visto che si tiene a 5oo metri da noi, molte persone dei paesi limitrofi chiedevano la possibilità di passare anche da noi. In questo modo i clienti si sono allargati geograficamente per arrivare a toccare Padova e Rovigo, soprattutto dopo il servizio della trasmissione Report in seguito alla quale abbiamo avuto chiamate da tutta Italia. Per il futuro ci stiamo organizzando per poter fornire le mense di scuole, ospizi ed ospedali con i nostri prodotti a chilometri zero».

È arrivata la Rai, sono passati ministri da entrambi gli schieramenti, avete ottenuto molti consensi?
«Le visite inaspettate dei ministri dell’agricoltura ci hanno dato la conferma di ciò in cui avevamo creduto. Lo stesso ministro De Castro (di cui è nota la propensione verso le multinazionali), dopo la visita al nostro mercato ci ha citati come esempio positivo nei convegni nazionali. Possiamo affermare che la svolta per il varo della legge sui mercati dei contadini, ferma sul suo tavolo da  tempo, si è sbloccata dopo la sua visita ad Agrimons».  

Ma avete avuto anche i detrattori?
«Sì, all’inizio siamo stati attaccati. Ma la serietà degli espositori data da uno statuto rigoroso ci ha dato credibilità e, vista l’eterogeneità sia dal punto di vista sociale che politico dei clienti, ha fatto desistere anche i più scettici».  

Per concludere?
«Con questo tipo di vendita il contadino diventa attore principale della sua produzione, tanto bistrattata nei tempi passati, assume finalmente il ruolo che gli compete. Oltre alla soddisfazione economica, il contadino ha una grande gratificazione quando il cliente gli si avvicina e fa i complimenti per la qualità dei suoi prodotti. Quando il pittore dipinge un quadro, quando il giornalista batte un articolo, quando  l’attore recita la sua parte, così è il contadino che lavora per produrre le patate. Se la gente gli dice “bravo”, vuol dire che le patate sono piaciute a tavola. Il contadino ha la stessa soddisfazione di quando il pittore, il giornalista e l’attore si sentono dire: bravo!».    

Consorzio Agrimons
Via Piave, 7 - 35043 Monselice (PD)
Orari di apertura: sabato e lunedì 8.30 - 12.30; mercoledì 15.00 - 19.30. Tel. 368.291094  

(Articolo pubblicato su Sapori d'Italia n. 13, Agosto/Settembre 2009)

Tags: vendita diretta , monselice , mercato contadini , mercato , farmer market , agrimons

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