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In Campania tanta campagna sana

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In Campania tanta campagna sana
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L’inquinamento di una ben precisa area campana è una tragedia vera, ma che c’entra il resto della regione? La gente non compra più delizie buone e sane per colpa di un attacco mediatico che nasconde ignobili speculazioni.

In Italia è molto facile alimentare campagne denigratorie: il vizio dei nostri media è proprio quello di fare di ogni erba un fascio! Ed è così per l’attuale criminalizzazione della Campania in seguito al gravissimo inquinamento di solo una parte della regione. «La vicenda del travaso illegale di rifiuti tossici riguarda 840 ettari dei 500.000 che costituiscono la superficie agricola utilizzata in Campania», sostiene il Consorzio della Mozzarella di Bufala campana. Ammettiamo pure che le conseguenze del criminale inquinamento si allarghi a un’area più vasta raggiungendo le falde acquifere o per varie forme di naturale dispersione, tuttavia, pur trattandosi di un territorio molto ampio, resta sempre una parte limitata della Campania. Che c’entrano, per esempio, le aree montane della regione, il Cilento, l’Irpinia e via dicendo?
Eppure la gente, ingannata e incitata da un attacco mediatico fatto di grida d’allarme urlate e difese espresse sottovoce, ormai non compra neppure le trecce di Paestum e i fiordilatte dei Monti Lattari, per restare in tema di mozzarella, ma il danno si allarga a ortofrutticoli, olio, vino, conserve... Ci dice ancora il Consorzio: «Ne è conseguita una diffamazione generalizzata dei prodotti di questa terra, che nel nostro caso ha causato perdite di fatturato nell’ordine del 30%.... il rischio è che il nostro prezioso patrimonio bufalino si debba purtroppo ridurre e che molti dei 15.000 addetti attuali perdano il loro posto di lavoro».
E questo è solo un settore, in realtà sono centinaia di migliaia i contadini che rischiano di  perdere tutto, ovvero, come sempre, la componente più indispensabile ma anche, paradossalmente, più debole della comunità. Senza contare i rischi di abbandono delle terre con immani conseguenze ambientali.
Ma perché tutto questo? In Campania ne sono certi: perché chi specula ha trovato un’altra immensa fonte di guadagno, la bonifica. E questo spiega l’inedia, la debolissima difesa da parte dei politici e delle autorità campane: il perché lo lasciamo intuire ai nostri lettori.
Dai Campani che amano la loro terra abbiamo però sentito un’idea che lascerebbe in braghe di tela gli speculatori: perché, invece di spendere miliardi per una difficile e improbabile vera bonifica, non cintiamo questi 840 ettari finanziando i contadini perché realizzino impianti eolici, di fotovoltaico e simili? Meglio concentrati qui che sparpagliati ovunque a deturpare il paesaggio... è un’idea realistica, è davvero il minore di mali? Che le poche o tante persone oneste dell’amministrazione campana ci pensino su, poi alzino un po’ la voce. In ciò che ha comunicato il Consorzio c’è però qualcosa che ci ha lasciato perplessi: le bufale non sarebbero allevate allo stato brado ma all’interno di appositi recinti e la loro alimentazione sarebbe stabilita rigorosamente dai veterinari “altrimenti i contenuti di grassi e proteine sarebbero diversi da quelli necessari per la Mozzarella di Bufala Campana DOP”.
Ma la fama nel mondo di questo straordinario prodotto non nasce dal lavoro di quelle famiglie che avevano una o due bufale nutrite al pascolo con cui produrre poche mozzarelle - buonissime anche se la “sapienza” dei veterinari - per integrare il magro reddito?
Questa realtà è scomparsa a causa di onerose normative sanitarie che hanno distrutto aziendine piccole ma sane alimentando i ghetti suburbani e la criminalità. Ma speravamo che l’allevamento semibrado fosse ancora una realtà importante evitando quella standardizzazione che non è certo sinonimo di qualità.
Questa affermazione del Consorzio è vera o è “gonfiata” per l’occasione pensando che la gente associ l’inquinamento anche al pascolo? Ci piacerebbe avere una risposta.

 

Guido Stecchi
Presidente Accademia delle 5T
stecchi@sapori-italia.it

Tags: terra dei fuochi , sapori 38 , inquinamento , editoriale , campania , bufala

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