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La dignità calpestata dei contadini

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La dignità calpestata dei contadini
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Una primavera di piogge senza precedenti costituisce, per l'agricoltura, una calamità naturale senza precedenti. Ma le calamità di una persistente inutile burocrazia è addirittura peggio. Per chi vive della terra e per noi che ne mangiamo i frutti.

Una giuria del Campionato Italiano del Salame, il breve intervallo dopo la prima serie di assaggi, seduti intorno a un tavolo giurati e candidati, tra entrambi ci sono persone che vivono di agricoltura: «Certo, queste piogge sono un avvenimento eccezionale e ci hanno dato il colpo di grazia – dice Claudio Mariotto, vignaiolo e giurato – ma noi contadini sappiamo che può arrivare l'evento che distrugge il frutto del lavoro di un anno: cerchiamo di difenderci scegliendo cultivar a diversi periodi di maturazione, differenziando la produzione, rispettando i tempi della natura anche in cantina ottenendo vini che durano nel tempo... Un'annata buona copre i guai di un'annata sballata... Va male con le ciliege? Speriamo di rifarci con le pesche o con il grano... E via dicendo. Siamo sopravissuti anche ad annate come questa in cui rischiamo di non produrre nulla (non noi vignaioli, per fortuna), grazie ad annate precedenti andate bene. Siamo abituati a tirare la cinghia vivendo di speranza che l'anno successivo sia migliore. Perché con la terra e con la natura i conti poi tornano sempre.» Ed ecco, però, che poi arriva il fatidico, tragico "ma": «Ma questo è possibile se dobbiamo fare i conti solo con loro, se possiamo usare le nostre 16 ore di lavoro al giorno solo per affrontare le fatiche che la terra ci chiede. Invece ci hanno condannato a stare davanti a una scrivania immersi in inutili registri: se sbagliamo una semina, non raccogliamo ma ci rimettiamo molto meno che se mettiamo una firma su una riga sbagliata...». Ecco il problema della nostra agricoltura: il contadino ha, come ha sempre avuto, la dignità e la forza d'animo per affrontare le calamità naturali, ma si sta arrendendo, e chiudendo la baracca, di fronte all'impossibilità, pratica ed economica, di far fronte alle fantasie malate di chi governa: invece di sburocratizzare un settore già afflitto da un eccesso di scartoffie totalmente inutili, ecco che, per esempio, obbligano anche il piccolo agricoltore che ha bisogno di un minimo di braccianti stagionali (magari solo per i pochi giorni della vendemmia) a fare un costoso corso sulla sicurezza (a gente che fa 'sto mestiere da una vita!), così si limitano a fare quel che possono in famiglia e il resto lo lasciano ai cinghiali; o obbligano chi guida il trattore da quando andava alle elementari ad andare a lezione da chi su un trattore non è mai salito... per incassare un'altra gabella. Ed ecco, poi, l'idea barbina delle tasse sui pollai e su quattro assi messe su alla bell'e meglio per tenere al coperto gli attrezzi. E queste si pagano anche se le galline non fanno uova o se quegli attrezzi non sono usciti all'aperto perché i terreni sono inondati. Sono costi fissi anche se il raccolto non c'è!

In televisione fanno un gran can can per le fabbriche che chiudono, ma nessuno parla dei milioni di contadini che non ci daranno più da mangiare non perché ha piovuto troppo, ma perché non hanno i soldi per pagare tasse sul "non guadagno". Loro non si ammassano in piazza a strillare: stanno spalando, ripulendo, cercando di salvare alberi e campi per l'anno prossimo... anche se chiudono, perché viene loro spontaneo. Strilliamo noi per loro! Se no ci tocca mangiare porcherie OGM e nate in provetta di chissà dove e diventiamo di plastica pure noi.

Guido Stecchi Presidente dell'Accademia delle 5T

Editoriale pubblicato su Sapori d'Italia n.35, Maggio/Giugno 2013

 

Tags: salame , pioggia estate 2014 , ogm , meteo , estate 2014 , cibo genuino , calamità naturale , agricoltura

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