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La diversità di tutti i giorni

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La diversità di tutti i giorni
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I “prezzemolini” che imperversano nei talk show televisivi si riempiono la bocca con la parola diversità, ma i media, in realtà, continuano a esaltare la standardizzazione, soprattutto nel cibo.

La difesa della biodiversità è un problema di cui tutti, almeno a parole, sono consapevoli. Ma c’è pure la diversità culturale che contraddistingue gli stili alimentari dei nostri territori ed è riconosciuta in tutto il mondo: i nostri politici e gli attori della filiera gastronomica la esaltano, ma la intendono limitata al prodotto tipico, anzi addirittura al cosiddetto prodotto di nicchia.

C’è, infatti, una terza “diversità” (che dipende dai vari momenti, irripetibili, di ogni processo produttivo svolto nel rispetto della natura) che riguarda, o meglio dovrebbe riguardare, il nostro cibo quotidiano. Questa è temuta, combattuta nel nome della standardizzazione, falso carburante dell’economia subordinata agli interessi dei pochissimi che hanno provocato l’attuale crisi, di un mercato disumanizzante, ovvero che si alimenta di spot e di slogan invece che di rapporti umani. Dobbiamo smitizzare il dogma della standardizzazione e far comprendere che il diverso è naturale, l’uguale è falso e costruito.

Forse non sarà così nella tecnologia, ma lo è sicuramente nella civiltà, negli affetti e nel buon mangiare, perché il buon mangiare è istinto e arte, ovvero le due antitesi dello standard. Ne va della sopravvivenza della nostra agricoltura, della nostra cultura, della nostra salute.

I boss del mercato globale hanno convinto i produttori, non solo quelli industriali, che il consumatore sarebbe disorientato se non ritrovasse, in un determinato prodotto di un determinato marchio, le medesime sensazioni organolettiche a distanza di mesi, pure di anni.

Ma la natura non lo permette: un pomodoro o un’albicocca, per fare un paio di esempi, sono più o meno acquosi, più o meno profumati, più o meno gustosi a seconda di quanta pioggia o quanto sole hanno preso, com’è possibile, quindi, standardizzare le caratteristiche di una salsa o di una confettura? Solo a danno della nostra salute e della sostenibilità: con ingredienti e/o procedimenti chimici!

Tutti riconoscono che la qualità di un vino dipende dall’annata: perché non dobbiamo accettare la stessa cosa per una conserva, un formaggio, un salame, un pane?

In realtà standardizzare il gusto di un prodotto ha un fine ben più subdolo e perverso: serve per standardizzare, in definitiva diseducare, il gusto del consumatore. Così non dovrà, non potrà scegliere in base a preferenze individuali ma in base a scelte di massa preconfezionate.

La soglia d’attenzione dell’individuo sulle sensazioni organolettiche e la sua capacità di memorizzare gusti e profumi sono elevatissime finché un profumo e un gusto evocano situazioni e rapporti personali, ricordi dell’infanzia, di un luogo o di una persona cara: in tal caso restano per sempre impressi nel cervello, che è invece più distratto se gusti e profumi sono legati a un marchio o a pasti frettolosi.

Ecco quindi che standardizzare è la priorità assoluta delle multinazionali e di quelle realtà industriali alimentate più dai giochi finanziari che da una sana identità produttiva.

E per costoro è giocoforza standardizzare anche quel “tipico” che fa parte del mangiare quotidiano: solo così possono far “sparire” quei gusti e quei profumi evocativi che caratterizzano il consumatore-individuo differenziandolo da quello massificato. Ecco perché continueremo a smascherare quelle Igp e Dop i cui disciplinari tradiscono origine e/o tradizione consentendo ingredienti e procedimenti chimici per favorire produzioni industriali standardizzate: i produttori che sono cascati nel giochetto, convinti che i grandi numeri di qualche megaazienda aiutino a creare un ricco mercato per tutti, sono stati turlupinati e dovrebbero far sentire la loro voce presso le autorità italiane ed europee. L’Accademia delle 5T e la rivista Sapori d’Italia sono a loro disposizione.  

 

Guido Stecchi

Guido Stecchi
Presidente dell'Accademia delle 5T
stecchi@sapori-italia.it

 

Tags: standardizzazione , omologazione , naturale , genuino , diversità , disciplinari , biodiversità , artificiale

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