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Le Arance del dio del fuoco

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Le Arance del dio del fuoco
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La natura fa cose strane: le arance rosse nascono ai piedi dell’Etna ma non è il fuoco del vulcano a colorarle, bensì la neve. E quel colore è un dono prezioso della natura, il dono di una lunga gioventù

Gli aranceti in Sicilia sono chiamati “giardini d’arancio”, non frutteti: sono meraviglie della natura per tutto l’anno, quando fioriscono e poi, quando i frutti iniziano a maturare. Ma non è tutto lì, soprattutto se ci troviamo nella vasta piana tra le province di Catania, Siracusa ed Enna dove crescono le arance rosse di Sicilia IGP. Qui alcune preziose varietà si colorano, dentro e fuori, di fiammate rosse. Il segreto non sta nel calore di quest’isola spesso torrida, ma, al contrario, nel freddo dell’inverno che imbianca l’Etna, in quel contrasto tra ore fredde e ore calde che, per uno di quei misteriosi segreti della natura, dona ai frutti della terra con maggiore generosità alcune preziose sostanze responsabili del colore e del profumo. L’origine e la diffusione della pianta dell’arancio non sono certe. Si pensa sia originaria dell’estremo oriente, visto che le prime testimonianze sicure della sua presenza risalgono ai tempi antichi in Cina e in Indocina. Di sicuro furono gli Arabi a portare per primi l’arancio in Europa, dapprima in Asia Minore, in Egitto e nel nord Africa, in seguito in Sicilia e in Spagna. In Sicilia gli agrumi sono coltivati fin dal periodo tardo-imperiale romano, come dimostra un mosaico, nella villa del Casale di Piazza Armerina, raffigurante piante di cedro e limone. La dominazione araba portò gli aranci in Sicilia tra il IX e l’XI secolo. Queste piante non donavano frutti commestibili, si trattava infatti di aranci amari (Citrus aurantium): il termine “giardini” che ancora oggi viene utilizzato per indicare gli agrumeti deriva proprio dalla funzione ornamentale che per secoli gli aranci hanno rappresentato in Sicilia. La diffusione dell’arancio dolce (Citrus sinensis) sarebbe cominciata tra il XV e il XVI secolo a seguito degli scambi commerciali con i portoghesi, poi dalla seconda metà del 1800 le coltivazioni di agrumi in Sicilia aumentarono notevolmente. Le province più attive da questo punto di vista furono quelle di Catania e Siracusa, le aree ancora oggi predilette per la coltivazione dell’arancia rossa. Le arance rosse si differenziano da quelle gialle per il colore della polpa, che varia dall’arancio scuro fino al rosso acceso. Le tre varietà di arance più conosciute e diffuse sono Tarocco, Moro e Sanguinello. Queste varietà, hanno ottenuto la certificazione IGP “arancia rossa di Sicilia”. Esistono anche altre varietà minori, come Khanpur, Washington Sanguine, Ruby Blood, Sanguina Doble Fina, Delfi no, Red Valencia e tante altre. Esistono anche alcune varietà più rare di arance rosse, come Cara Cara, Pink Navel e Vainiglia Sanguigno. La differenza tra l’arancia rossa di Sicilia da quelle coltivate altrove, è l’influenza del fattore climatico sulla concentrazione di antocianine. Queste varietà di arance, infatti, coltivate in ambiente non idoneo, sviluppano poco colore o addirittura non ne sviluppano affatto. Le condizioni che esaltano la produzione di antocianine dell’arancia rossa si trovano nei climi secchi, con elevate escursioni termiche tra il giorno e la notte durante il periodo critico per la comparsa del colore rosso del frutto, cioè il tardo autunno e l’inizio dell’inverno. Nel territorio prospiciente il vulcano Etna, nelle province di Catania e Siracusa e in parte della provincia di Enna, si verificano le condizioni ideali per la coltivazione dell’arancia rossa: un terreno molto fertile grazie alla presenza del vulcano, e un clima secco con forti escursioni di temperatura tra il giorno e la notte nel periodo di maturazione, tra ottobre e dicembre.

Articolo pubblicato su Sapori d'Italia numero 9, Dicembre/Gennaio 2009

Tags: sicilia , arance rosse

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