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Ma se un pollo sapesse di pollo?

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Ma se un pollo sapesse di pollo?
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La barbarie dell’uomo che non si contenta di mangiare gli animali, come è pure previsto nelle leggi della natura, ma si arroga il diritto di trasformarli in oggetti sotto tortura, è arrivata a un punto tale che persino il palato di molti -diseducato e condizionato- apprezza ormai solo l’animale allevato in sofferenza. Ribelliamoci a questa inciviltà, che non serve a garantire cibo sufficiente all’umanità ma solo maggior guadagno ai soliti pochi.

Bastano un pizzico di conoscenza e coscienza storia del cinema è piena di film di fantascienza o dell’orrore in cui uno scienziato pazzo crea e plagia bambini dotati di una grande forza e malvagità, destinati a dominare il mondo. Immaginiamo, allora, un film in cui lo scienziato pazzo riesce a creare una genia umana in cui bambini di tre anni hanno il fisico di diciottenni con già lacapacità di procreare. Beh, non abbiamo bisogno di immaginarlo: l’aberrante “miracolo” è da tanto tempo realtà. Solo che, almeno per ora, riguarda un altro essere vivente, il Gallus gallus, altrimenti noto come pollo, invece dell’Homo sapiens. Nella nostra storia di queste pagine non ci sono scienziati pazzi, bensì semplicemente il progressivo e barbaro lavoro dell’industria zootecnica che ha “inventato” strane bestie, chiamate polli, che in soli quaranta giorni raggiungono le dimensioni che in natura raggiungerebbero in quattro o cinque mesi. Bestie con carni dal gusto insignificantequand’anche non sgradevole, e dalle dubbie qualità nutrizionali, ma tanto diffuse e “spinte” dal mercato che ormai il palato della gente ha dimenticato i sapori veri e non apprezza più le carni gustose e consistenti: le multinazionali non hanno banalizzato solo il sapore, ma pure il nostro palato! È anche quest’ultimo, quindi, a parte il crudele e inaccettabile trattamento inflitto a questi “animali-oggetto”, il grosso guaio combinato da un sistema industriale votato al cibo becero,privo di etica e nemico della diversità come fonte di vita. Di vita “vera” e non lista d’attesa per la morte...Già ormai dieci anni fa la trasmissione televisiva Report raccontò con dovizia di particolari le crudeltà perpetrate ai danni di questi polli costruiti in laboratorio, mentre furono pubblicate notizie allarmanti anche da parte del consorzio Almaverde Bio: si fa molta più fatica a vendere un pollo allevato secondo natura, con le carni saporite e consistenti, piuttosto che un pollo “industriale”, ovvero un animale a rapido accrescimento con carni bianchissime ma di gusto più standardizzato. È una questione di prezzo? Forse, con il progredire di questa crisi, anche il prezzo ha il suo perché ma nel recente passato non è stato così determinante. Non a caso, prove effettuate mediante l’offerta di polli bio o semiruspanti “sottocosto”,ovvero a prezzi uguali a quelli dei polli industriali, hanno dimostrato che ormai il consumatore medio non riconosce più come “pollo” quello sano: lo trova strano perché con polpa più consistente e meno bianca, quindi lo rifiuta. D’altra parte un pollo biologico ha costi di circa il 40 per cento superiori (incide molto anche la certificazione) rispetto a un pollo allevato in modo “convenzionale” (è questa l’espressione utilizzata in contrapposizione al termine “biologico”), ma non certo tripli o quadrupli come un certo mercato furbetto vorrebbe far credere. Mentre un pollo “semiruspante”, di una razza che cresce secondo tempi naturali e lasciato vivere almeno fino a 120 giorni prima di essere macellato, costa al produttore circa il 20 per cento in più, purché allevato da una grande azienda zootecnica. La differenza non è tale, quindi, da scoraggiare un consumatore sempre più attento ai sapori veri e genuini: basterebbe essere più accorti negli acquisti e scegliere piuttosto l’ala e la coscia di un pollo buono che il petto di un pollo cattivo. O, meglio ancora, comprare il pollo intero e non i soli petti: si risparmierebbe pure, perché con le carcasse (o anche solo con collo e zampe) si può ottenere un brodo sano e nutriente! Ma è cambiato qualcosa dopo dieci anni di denunce? Non solo la sensibilità della gente non ha portato a reazioni numericamente significative, ma le statistiche rivelano che il pollo industriale è giunto al primo posto tra le carni nelle preferenze dei giovani consumatori!

Leggi l'articolo completo su Sapori d'Italia n. 39/40 gennaio/aprile 2014.
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Tags: pollo , polli ruspanti , polli bio

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