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Matita rossa sui disciplinari

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Matita rossa sui disciplinari
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L'Italia è il paese della cultura, eppure nei documenti pubblici ci presentiamo da ignoranti: molti disciplinari delle Dop e Igp sono infarciti di errori di sintassi e tecnico-scientifici inaccettabili. Eppure sono passati al vaglio ministeriale.

di Guido Stecchi

 

La correttezza grammaticale e scientifica dei disciplinari di Dop e Igp pare poca cosa rispetto al problema di fondo che ne caratterizza molti: l'arroganza dell'industria più becera a danno dei veri attori del prodotto tipico e la sudditanza delle istituzioni nei confronti dei sopraffattori. Ma non è poca cosa: oltre che un'espressione di pressapochismo è pure un'aperta contraddizione della dichiarata politica – da tutti condivisa – di presentare un sistema Italia che accomuni tutte le espressioni della nostra cultura e creatività. Nel 2010 in qualità di Presidente dell'Accademia delle 5T scrissi la seguente lettera al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

 

Egr. Sig, Ministro,

molto spesso ho criticato nei miei articoli alcuni disciplinari delle Dop e delle Igp per i contenuti non corrispondenti allo spirito delle denominazioni protette e il mancato rispetto della territorialità autentica, della tradizione e degli interessi di chi dovrebbe essere tutelato davvero, ossia gli agricoltori e gli artigiani. Il tutto a vantaggio dell'industria più becera. Mi rendo conto che una loro revisione perché il prodotto corrisponda effettivamente a quello che, con quel nome, il consumatore avrebbe diritto a pretendere è "politicamente" difficilissimo. E' triste ma, purtroppo è così, pur se spesso non ci rimettono solo gli agricoltori e i trasformatori che lavorano secondo coscienza ma pure la salute dei consumatori.

Credo, tuttavia, che almeno su una cosa sia facile e doveroso intervenire, se non altro perché non va contro gli interessi di nessun "potere": alcuni disciplinari sono infarciti di errori di grammatica e sintassi inaccettabili anche alle scuole elementari e, cosa ancora più grave perché ci fa ridere dietro dal mondo accademico europeo, di errori scientifici. Possibile che chi dovrebbe tutelare un prodotto agricolo, per esempio, non ne conosca neppure l'esatto nome scientifico e confonda le cultivar e le varietà botaniche?

L'Accademia delle 5T si è offerta più volte, parlando con alcuni suoi collaboratori, di effettuare una revisione consultiva dei testi dei disciplinari delle denominazioni e delle schede dei PAT.

Le rinnovo questa offerta pronto a redigerle un piano di lavoro più preciso. Ringraziandola dell'attenzione e in attesa di un Suo cortese riscontro, voglia gradire distinti saluti.

 

Non ebbi riscontro ma seppi poi che il ministro passò la lettera a un funzionario di competenza, prendendola evidentemente sul serio. Lo seppi in un convegno quando codesto personaggio, di cui non ricordo il nome perché non vale la pena ricordarlo, mi apostrofò dopo un mio intervento dicendo più o meno, con evidente spregio: "ora ho capito chi è lei, quello che ha scritto la lettera....". E aggiunse: "a parte le enormi difficoltà burocratiche per intervenire sui disciplinari, si figuri se daremmo poi un incarico a voi...". Insomma: in primo luogo la burocrazia comunitaria è peggio di quella italiana, se manco si potrebbero correggere gli errori con una pratica semplice, in secondo luogo gli incarichi non si danno a chi fa proposte serie ed è qualificato a metterle in atto, ma solo ai soliti noti. Ora i disciplinari paiono scritti un po' meglio ma permane una diffusa incompetenza se, per esempio, vengono sovente sbagliate persino – e in un documento di valenza internazionale - le abbreviazioni di unità di misura utilizzando "gr." per grammi quando sarebbe corretto semplicemente "g". Ma c'è qualcuno – al Ministero – che li rilegge? Il MIPAAF è garante presso l'Europa di documenti che manco legge?

 

Tags: mipaaf , lingua italiana , igp , grammatica , dop , disciplinari , cultura , burocrazia

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