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Perdersi a Venezia andando per orti

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Perdersi a Venezia andando per orti
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Uno sguardo insolito sulla città lagunare più celebre al mondo, seguendo il fil rouge delle tradizioni agricole della Serenissima, un tempo vive e importanti per l’economia locale e oggi celate in zone silenziose e sconosciute al turismo di massa. Per scoprire una Venezia fatta di natura rigogliosa e prodotti davvero unici.

di Anna Maria Pellegrino

 

I Romani con il termine hortus conclusus indicavano un ”terreno coltivato protetto da una cinta” e, in senso lato, un luogo tranquillo dove ritirarsi per svolgere attività utili e dilettevoli. Nella realtà contadina veneta tutto ciò si distingue in orto e brolo e mentre il primo ha avuto declinazioni anche scientifiche, come il caso degli orti botanici, così fondamentali per gli studi del mondo vegetale e ancora oggi meta di studiosi e turisti, il secondo divenne, anche grazie a Palladio, un’indispensabile accessorio della villa veneta, inteso non solo per la produzione di ortofrutta ma soprattutto come “un luogo dove riposare gli occhi e l’anima”. Un libro, oltre che una guida, che fa bene all’anima è sicuramente quello scritto da Elisabetta Tiveron, cuoca e storica, intitolato Il quaderno degli Orti Veneziani (Kellerman Editore), grazie al quale è possibile visitare Venezia con gli occhi del veneziano e non con quelli delle agenzie turistiche dedite al “mordi-e-fuggi”.

 

Leggi l'articolo completo su Sapori d'Italia 41, maggio/giugno 2014

Tags: venissa , venezia , sant'erasmo , rio terà dei pensieri , pasticceria colussi , orti veneziani , orti sociali , mazzorbo , castraure

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