Le ultime notizie

Salsa piccante, amore mio!

Articolo  0 Commenti
Interlinea+- ADimensione Carattere+- Stampa questo articolo
Salsa piccante, amore mio!
Ti può interessare anche:

Un articolo di Bob Kessler pubblicato per gentile concessione della rivista “Fiery Foods” che vivamente ringraziamo

di Bob Slentz Kessler  

Fin da piccolo ho avuto un rapporto abbastanza complicato con le salse piccanti. In famiglia non è mai stato argomento di discussione. I miei genitori non mi avevano insegnato niente a proposito delle salse piccanti, del grande passo che rappresentava assaggiarle, delle responsabilità e dei possibili rischi.
Fui lasciato da solo ad esplorare e fantasticare, a riempire i vuoti della mia immaginazione. Le mie prime esperienze risalgono ai tempi delle scuole superiori.
Quello del college fu un periodo di sperimentazione ed esplorazione. Ebbi innumerevoli flirt e poche relazioni serie. Per sentirmi in pace con me stesso consumavo la Frank’s Hot Sauce, una salsa insipida che trovavo nella tavola calda della scuola. Frank’s era sempre lì, non mi giudicava mai ed era pronta ad accettarmi senza chiedersi dove fossi stato o che cosa avessi fatto. Non sono orgoglioso del modo in cui ho trattato Frank’s, ma non volevo segreti tra di noi.
Alcuni anni più tardi, lasciato il college mi trovavo a Denver in visita a casa di mio fratello Philippe, il quale mi iniziò ad una salsa che cambiò la mia esistenza in modo irreversibile. Eravamo nel suo appartamento in Pearl Street e Philippe aveva preparato una pentola di chili vegetariano.
Dalla mensola prese una bottiglia di salsa piccante di un colore rosso scuro, mai visto prima di allora. Guardai l’etichetta, c’era scritto Salsa della pazzia di Dave. Appresi solo più tardi che citare Dave, in alcuni ambienti era l’equivalente di una stretta di mano data in segreto. I conoscitori delle salse piccanti conoscono Dave, il giornalista che in America è un guru della cultura del peperoncino.
Philippe tenne silenziosamente la bottiglia in mano per qualche secondo. Poi l’abbassò e mi spiegò in maniera solenne che per avvicinarsi alla Dave bisognava essere umili e rispettosi. Gongolai. Mi stava prendendo in giro. Mi ammonì ad osservare con attenzione.
Si pose di fronte alla pentola di chili, si rimboccò le maniche della camicia attorno alle braccia fin sopra i gomiti. Con la mano sinistra svitò il tappo della bottiglia e lo ripose, capovolto, sul tavolo a circa otto pollici di distanza dalla pentola di chili. Con la mano destra sollevò la bottiglia e la inclinò, molto lentamente, sulla ciotola.
Contemporaneamente inclinò la testa lungo il bordo della pentola, dal lato sinistro, ruotando lo sguardo verso destra guardando verso la bocca della bottiglia. La mano che reggeva la bottiglia ruotò. I suoi occhi ruotarono. Sul bordo della bottiglia comparve e si gonfiò una piccola goccia rossa. Al momento giusto Philippe raddrizzò velocemente la bottiglia. La goccia cadde, precipitò in aria e finì nel chili.
Philippe sospirò ed abbassò la bottiglia. Prese un tovagliolo e si asciugò il sudore dalla fronte. Guardò quindi verso di me. Era il mio turno.
“Stai scherzando” gli dissi “Passala a me”.

Mi diede la bottiglia e mi mise di nuovo in guardia. Pensai che la sua immaginazione corresse un po’ troppo ma ebbi il buon senso di andarci piano con Dave. Inclinai la bottiglia e lasciai cadere un goccia nel mio chili. Una goccia penzolava dall’estremità della bottiglia aggrappata al vetro. Pulii la goccia con la punta del dito indice sebbene nel frattempo Philippe mi urlasse di non farlo. Mi avrebbe detto poi di aver vissuto quella scena al rallentatore. Era troppo tardi. Il dito mi finì in bocca prima che potessi fermarlo.
All’inizio sembrava dolce. Mi stuzzicò al punto di desiderarne di più, al punto di credere che non mi avrebbe mai fatto del male. Ma la verità non tardò a venire. Un’inondazione di saliva fuoriuscì da ogni ghiandola della mia bocca. Philippe fece un passo indietro. Rimasi a bocca aperta e mi azzittii.
Come posso descrivere quello che provai? Sembrava che Dave mi stesse al contempo martellando la bocca fin sotto la gola con un punzone di metallo mentre continuava a prendermi a calci nello stomaco con stivali dalla punta di ferro. Le chiuse del mio naso si spalancarono, mentre le lacrime mi inondavano gli occhi scivolandomi lungo il viso. Reggevo a malapena il dolore sebbene il mio cervello in estasi urlasse: si, si, oh si. Più forte. Ancora. Bruciami. Umiliami.
Decisi di chiudere con le salse piccanti. Non le avrei usate mai più. Un mattino d’Aprile programmai una visita veloce al Southern Season di Chapel Hill, nella Carolina del Nord, per rifornirmi di un paio di once di The Okayti Wonder, ma mi ritrovai improvvisamente nel reparto delle salse piccanti.
Era lì sulla mensola. Mi fermai a fissarla.
Con dolcezza le mie dita corsero su e giù lungo il vetro liscio della bottiglia. Marie Sharp’s Habanero Pepper Sauce. Ero ipnotizzato dalla lucentezza del suo radioso colore arancio. Ruotai la bottiglia. Cipolla, aglio, carote. Carote? Wow. La descrizione mi lasciò come incantato. Presi la bottiglia dalla mensola e fluttuai verso la cassa.
Quella sera Mary Sharp’s tornò a casa con me. Ci muovemmo e danzammo con una lentezza ed una serenità che non avevo mai immaginato fino a quel momento. Oh bruciava certo, non fraintendetemi, ma era una bruciore lento, delizioso, misto a calore, attenzione, gentilezza e gusto.
Era questa la novità, ciò che mi stupì, il gusto. Ecco cosa fu: sapore e calore, tenerezza e forza, yin e yang, il dualismo degli opposti. Per quattro mesi intensi Mary Sharp’s ha innalzato la mia coscienza e mi ha reso consapevole di me stesso.
Tutto ciò accadeva due anni fa. Negli ultimi tempi, poiché penso di essere pronto per una nuova relazione, non mi sento più attratto verso salse come Lingua di fuoco, Carburante per missili rettali, Esplosivo per chiappe. Il mio corpo non ha più nè l’agilità nè la resistenza necessaria per consumarli e sono andato oltre la convinzione che un calore tipo esplosione di bazooka sia l’unica strada per la vera gratificazione. Da giovane tutto questo mi divertiva, ma ora mi voglio sistemare. Sento di avere accumulato esperienza e mi sento più rilassato. So che se desidero una relazione vera ed appagante devo lasciarmi andare per rilasciare ogni oncia del mio ego. Desidero davvero sottomettermi a qualcosa che stia al di fuori di me, ma devo stare in guardia, devo essere molto cauto. Le bruciature guariscono in fretta. Quel giorno prima o poi arriverà, so che arriverà. Fino ad allora prenderò le cose con calma. Molta calma.  

Articolo pubblicato in Sapori d’Italia 28, Febbraio/Marzo 2012

Tags: sapori pic , salsa piccante , bob kessler , accademia del peperoncino

Articolo  0 Commenti

Sapori pic

Paestum, Capodanno, Congresso, Diplomi  e “carriera piccante”

Paestum, Capodanno, Congresso, Diplomi e “carriera piccante” 0

Cerimonia di consegna col nostro presidente Enzo Monaco e col segretario Arnaldo Grisolia. Tutto si è svolto nell’ultimo congresso nazionale dal 31 Dicembre al 2 Gennaio all’Hotel Ariston di Paestum. Dove i congressisti, tutti insieme hanno celebrato il congresso e hanno festeggiato il nuovo anno. Nell’occasione hanno avuto anche la possibilità di visitare i templi (la giornata era splendida) e…