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Sulmona: la capitale dei confetti

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Sulmona: la capitale dei confetti
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Sulmona e la Valle Peligna, immerse in un contesto unico di ben 4 parchi, sono questo e altro per i golosi, i naturalisti, i turisti alla ricerca di memorie storiche, artistiche, religiose.

Napoli, 13 giugno 1837: al capezzale di Giacomo Leopardi, la sorella Paolina e il suo grande amico Antonio Ranieri cercano di tirarlo un po’ su con i Cannellini di Sulmona, un dono che Paolina gli faceva spesso perché sapeva che il poeta ne era ghiotto. Quel giorno, la vigilia della sua morte, ne ingollò tre libbre! E insieme a granite e sorbetti. E così contribuì alla celebrità dei Confetti di Sulmone, di cui i Cannellini, lunghi e sottili e con un cuore di cannella, sono una variante. A dire il vero non c’era bisogno del contributo del più geniale poeta di tutti i tempi per dar lustro a un prodotto con una storia di oltre 2000 anni.
Già ai tempi del sulmonese Ovidio i confetti erano un dono tradizionale: allora le mandorle aprutine venivano ricoperte di farina e miele, in seguito sostituito dallo zucchero (senza farina), tanto che fu con l’avvento del saccarosio da barbabietola che la produzione divenne pressoché industriale. La prima ricetta scritta ufficiale comunque risale al 1492 (già, proprio all’anno della scoperta dell’America), un primato mondiale attestato anche dal museo dell’arte e della tecnologia confettiera, ma già più di un secolo prima alcune pergamene, conservate presso l’archivio della SS. Annunziata in Sulmona, citano scatole intarsiate e cofanetti che contenevano “confecteria smaltati”.
Oggi usano mandorle siciliane di Avola, le pregiate Pizzuta, più piatte e meno oleose, e ci sono due scuole, chi si rifa alla ricetta più antica e fa confetti croccanti con solo zucchero, chi ci mette un tantino di amido per farli più morbidi. Distribuiti in tutto il mondo per la qualità superiore, sono di diversi colori, non solo i classici bianchi per matrimoni, cresima e prima comunione, o quelli rosa e azzurri per battesimi di femmine o maschi. Ce ne sono infatti per diversi altri momenti festosi: d’oro e d’argento per i 50 o 25 anni di nozze, un diverso colore per ogni facoltà di laurea, verdi per fidanzamento o promessa di matrimonio, persino viola per i matrimoni gay. A Sulmona decine di negozi sono stracarichi di confetti confezionati a forma di fiori e oggetti coloratissimi. Il confetto tipico di Sulmona ha un nucleo, detto anima, costituito da una mandorla intera, sgusciata e pelata, rivestita da strati di zucchero sovrapposti per successive bagnature. L’anima puo’ essere costituita da altri ingredienti (cannella, cioccolato, canditi, pistacchi e frutta secca) rivestiti di zucchero e/o cioccolato. La zuccheratura si ottiene con macchine dette “bassine”, caldaie in rame o in acciaio. 

L’altra specialità che ha reso famosa la Sulmona golosa è l’Aglio rosso, un ecotipo di antica e tradizionale coltivazione, caratteristico per il colore rosso vinoso e per il sapore dalla sua particolare intensità. L’agliata di maccheroni è un piatto dove l’aglio rosso di Sulmona è il protagonista! È l’unico ecotipo di aglio italiano che emette regolarmente lo scapo fiorale, che viene consumato fresco (bollito) o sottovetro: i crastatelli (o zolle d’aglio) sottolio.

Adagiata nella magnifica conca della Valle Peligna alla confluenza fra il torrente Vella e il fiume Gizio, Sulmona sarebbe stata fondata da Solimo, compagno d’avventura dell’eroe virgiliano Enea. Già fiorente in epoca romana, rimase un centro di grande importanza culturale, agricola, politica e religiosa nei due millenni successivi come dimostrano le numerose chiese che ne fanno una città d’arte nonostante numerosi terremoti abbiano causato distruzioni e ricostruzioni. Il più distruttivo fu nel 1706, di magnitudo pari al 9°-10° grado della scala Mercalli: durò il tempo di un Pater Noster e seppellì il ricco patrimonio architettonico della “Siena degli Abruzzi” (come qualcuno definì Sulmona) che, proprio per questo, fu ricostruito con evidenti influssi barocchi, pur mantenendo parti originarie. Ciononostante il duecentesco monumentale acquedotto svevo attraversa tuttora il centro storico. Il vicino Monte Morrone è punteggiato di eremi, tra i quali quello di Sant’Onofrio, dove pregava il Papa del gran rifiuto, Celestino V. La Valle Peligna, collocata al centro di uno straordinario sistema di parchi (Nazionale d’Abruzzo, Nazionale della Maiella, Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, Regionale del Sirente-Velino) è nota pure come Conca di Sulmona ed era in origine un grande lago tra la Maiella e il Monte Sirente, oggi è un territorio ancora selvaggio che non offre solo delizie del palato ma pure scorci di rara bellezza e di notevole interesse culturale, oltre che un territorio assai ricco di tartufi neri. Citiamo in particolare il Lago di Scanno, a forma di cuore e a 992 m di quota: prende il nome da un borgo che domina la valle del Sagittario, dove sono tuttora vitali le tipiche botteghe artigiane dell’oro (interessante il laboratorio/museo orafo Di Rienzo). Scanno è il paese più fotografato d’Italia, immortalato dai famosi fotografi quali Henri Cartier-Bresson e Mario Giacomelli che hanno portato il fascino di questo borgo in tutto il mondo.

Articolo pubblicato su Sapori d'Italia numero 21, Dicembre/Gennaio 2011

Tags: sulmona , confetti , aglio rosso

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