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Un “miracolo” dei peperoncini

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Un “miracolo” dei peperoncini
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Ammalato gravemente per un’infezione gastro-enterica, il ragazzo che si chiamava ancora Francesco, si riprese in poco tempo dopo aver mangiato una “padellata” di peperoncini fritti, preparati da mamma Peppa.

di Enzo Monaco  

Il peperoncino o per lo meno i peperoni piccanti hanno avuto un ruolo importante, forse decisivo, nella vita di San Pio da Pietrelcina quando aveva dieci anni e si chiamava ancora Francesco. La storia è ben documentata visto che l’ho ritrovata con versioni sostanzialmente simili, negli scritti di ben quattro biografie di Padre Pio.
Comincio da Padre Pio Santo di Roberto Allegri, un libro pubblicato a Bologna da Poligrafici, Editori a Giugno del 2002. È La versione più recente e più colorita e la riporto per intero. “Intorno ai dieci anni, Francesco si ammalò gravemente e dovette rimanere a letto per oltre un mese mangiando quasi nulla. Aveva la febbre molto alta e il deperimento sembrava inarrestabile. Dopo quaranta giorni di febbre, il medico disse che il bambino era in condizioni troppo gravi e che disperava di poterlo salvare. Fu un colpo per la famiglia.  

Il giovane Francesco
Il giovane Francesco

Come estremo tentativo, il medico prescrisse delle pillole da prendere ogni giorno ma Francesco non ne volle prendere neanche una. La mamma pregava la Madonna della Libera, patrona di Pietrelcina. Solo lei, ormai, poteva salvare il suo bambino. Era estate e tutta la famiglia era impegnata nei campi per la mietitura. I Forgione avevano ingaggiato alcuni braccianti e bisognava provvedere anche a loro. Mamma Peppa allora preparò un enorme vassoio di peperoncini fritti, proprio quelli belli rossi, piccanti. Tutti in famiglia ne andavano matti e soprattutto Francesco. Ricordando l’episodio, Padre Pio diceva: “Mentre la mamma li cuoceva, ero inebriato dal loro profumo, ma non avevo neanche il fiato per chiedere alla mamma di poterli assaggiare e neppure il coraggio perché, date le mie condizioni, mi avrebbe certamente detto no. Finita la frittura, la mamma prese una buona metà dei peperoncini e li preparò per portarli a Piana Romana per chi lavorava, l’altra metà li mise nella dispensa”. Prima di uscire di casa, mamma Peppa, addolorata e preoccupata, disse al figlio:”Francesco mio, stai buono, Vado a Piana Romana dagli operai. Torno subito. Non ti muovere….la bella Madonna della Libera ti aiuti”.
Francesco era a letto, spossato dalla debolezza, ma quel profumo di peperoncini fritti continuava a stuzzicare le sue narici e gli faceva venire l’acquolina in bocca. Dopo un po’, non potendo più resistere, si alzò pian piano e, sostenendosi con le mani al muro andò fino alla dispensa, l’aprì e si fece una scorpacciata di quei peperoncini. Se li mangiò tutti. Poi, sazio, tornò a letto e si addormentò. Dopo pranzo, mamma Peppa tornò a casa. Francesco stava ancora dormendo. Era tutto sudato e aveva la faccia rossa come il sangue. Mamma Peppa si spaventò e corse a chiamare il medico.
“Gli hai forse dato tutte le pillole?”, chiese preoccupato.
“Non ne ha presa neppure una “, rispose mamma Peppa.
Il medico andò dall’ammalato, gli tastò il polso e gli auscultò il cuore. Le condizioni di salute sembravano perfette. La febbre era scesa a 36 gradi, la lingua era pulita. Francesco dormì come un ghiro e il mattino dopo si alzò ristabilito”.  

Lo stesso episodio è raccontato da Gherardo Leone nel libro del 1973 Padre Pio, infanzia e prima giovinezza Edizioni La casa del sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo.
I fatti sono gli stessi. L’autore non parla di peperoncini ma di “peperoni fritti, molto forti”. Riporta pure lui le parole di Padre Pio sottolineando che l’episodio “veniva raccontato spesso dal Santo con aria divertita, con una “sottile arguzia di espressioni” e “sfumature di voci assolutamente intraducibili”. Aggiunge nuovi particolari e ci dice anche il nome del medico curante un tal Giacinto Guadagno che tutti chiamavano Don Giacinto. Gennaro Preziuso nel volume del 1985 Padre Pio, un martire edito a Lucera da Editrice Sveva dedica all’episodio soltanto venti righe. Parla di peperoni fritti che hanno avuto il potere di “purificare l’intestino del piccolo”ma non precisa se si tratta o meno di peperoni piccanti.

La casa natale di San Pio

Infine nel volume Padre Pio da Pietrelcina edito a Foggia nel 1974 dal Centro culturale Francescano, Alessandro Da Ripaborroni racconta l’episodio sostanzialmente in modo analogo. Parla pure lui di peperoni fritti e conclude che “durante la notte le viscere si scaricarono di tutto come una vera bonifica integrale”. L’autorevolezza di tante fonti, i racconti riportati dallo stesso Padre Pio e dalla mamma, non lasciano dubbi sulla veridicità dell’episodio. Se di peperoni o di peperoncini si è trattato non è poi così importante visto che peperoni e peperoncini sono la stessa cosa. Certo erano piccanti.
Ma come è avvenuto il miracolo? Al tempo dei fatti raccontati siamo nel 1897. Non c’era ancora la pennicellina e c’era ben poco per difendersi dalle infezioni viscerali. L’abbondante dose di peperoni piccanti ha avuto l’effetto di una vera e propria medicina. Donna Peppa e il medico allora non lo potevano sapere. Oggi la scienza medica ce lo insegna. Le vitamine e i principi attivi che ci sono nei peperoni e nei peperoncini sono efficacissimi per prevenire e curare le infezioni gastrointestinali anche le più acute e resistenti, come quelle del piccolo Francesco.      

Articolo pubblicato in Sapori d'Italia n. 26, Ottobre/Novembre 2011

Tags: san pio , proprietà , pietralcina , peperoncino , padre pio , miracolo , enzo monaco , benefici , accadmia del peperoncino

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