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Gefide San Martino della Battaglia liquoroso (CASCINA SPIA D’ITALIA)

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Gefide San Martino della Battaglia liquoroso
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Azienda: CASCINA SPIA D’ITALIA - www.spiaditalia.it

Nome commerciale: Gefide San Martino della Battaglia liquoroso
Scheda tecnica: scarica il documento

Il Tocai friulano a due passi dal Lago di Garda fa un altro mestiere, il vino da centellinare con i dolci o con i formaggi erborinati: è un’idea di Andrea Guetta, patron di Spia d’Italia

di Maria Cristina Beretta

Gefide, pronunciato con l’accento sulle prima e, è un nome insolito, specie per un vino. E invece proprio perché suscita curiosità, Andrea Guetta, titolare dell’azienda Spia d’Italia a Lonato, (Brescia) lo ha scelto per il suo San Martino della Battaglia liquoroso, da uve Tocai. Il nome fu tirato fuori per la prima volta dallo scomparso Luigi Veronelli, il padre del giornalismo enogastronomico italiano, il quale, assaggiando più vendemmie del vino, alla fine degli anni Novanta, fu stupito dalla costanza dei profumi e dei gusti fruttati che si armonizzavano con leggere spezie e fu sorpreso dalla brillantezza di quel giallo oro che gli ricordava il brillante più brillante,  il gèfide appunto. 
Era una conferma che il prodotto, frutto di una lunga sperimentazione iniziata a metà degli anni Ottanta aveva  fatto centro. Andrea Guetta lo voleva così, con quel tocco di freschezza delle uve di provenienza che non era facile mantenere in un vino pensato per il dessert e realizzato da uve Tocai, che hanno la buccia delicatissima e sono difficili da gestire.  
Però ne valeva la pena,  il Tocai friulano in  questi terreni così magri ha una personalità intensa, è un vitigno storico, portato in zona tra il 1600 e il 1700 quando Lonato era alleato della Repubblica di Venezia. Poi esistevono documenti risalenti al 1822 in cui si accenna a un grandissimo vino liquoroso, molto famoso all’epoca, le cui caratteristiche portavano a intuire che il vitigno protagonista era già proprio il Tocai. Dopo diverse prove si arrivò alla soluzione: raccolta delle uve a vendemmia tardiva, fermentazione a bassissima temperatura in modo da  mantenere il più possibile gli aromi delle uve, e poi una maturazione parte in barrique e parte in acciaio per almeno 5 anni. 
Solo dopo tale periodo l’armonia delle componenti del vino raggiunge la perfezione e gli permette di mantenersi bene a lungo. 
Ad oggi si producono circa 9 mila bottiglie da mezzo litro,  la materia prima è limitata: non tutte le uve si prestano al Gefide. Sono adatte solo le vigne che guardano in direzione del Lago e che sono soggette ad un cambiamento di temperatura tra giorno e notte più intenso rispetto ad altre. 
Con gli ultimi acquisti di terreni giusti si arriverà a 15-20 mila bottiglie da mezzo litro, un quantitativo che non si vuole superare. Questo vino rientra in una Doc nata appositamente su questo prodotto aziendale, un primato che è rimasto tale per molti anni. 

SCHEDA TECNICA

  • Nome: Gefide San Martino della Battaglia liquoroso Doc
  • Uve (vitigni): Tocai friulano
  • Raccolta: seconda vendemmia a novembre, dopo una prima raccolta di circa metà uve per pianta. 
  • Maturazione: la fermentazione del mosto viene bloccata a circa 90 g litro di zuccheri, dall’aggiunta di alcool di vino, poi il vino matura parte in barrique e parte in acciaio per 5 anni, infine si realizza la cuvée tra le due parti.
  • Colore: giallo carico brillante
  • Profumo: di frutta gialla, pesca e albicocca con leggere note speziate
  • Sapore: delicatamente dolce, con nota finale leggera di mandorla amara che lascia la bocca pulita 
  • Grado alcolico: 16% Vol
  • Abbinamento: patè, specie di selvaggina, foie gras, carni di maiale, formaggi erborinati,  pasticceria secca,  ottimo come  aperitivo
  • Servizio: a 10-12 °C in calici medi da vino  liquoroso, o ballon 

Qui c’è davvero la cultura dell’accoglienza 

Cucina di campagna e una proposta vasta di gustosi formaggi sono i capisaldi del ristorante, aperto negli anni Novanta nelle vecchie cantine dell’azienda. La sala principale ha un soffitto a volta unica che trattiene ancora alcuni ganci di ferro usati probabilmente per appendere salumi, e non lascia dubbi sull’origine degli spazi. Accanto a questa grande sala catterizzata da un tavolone da Guinness dei primati, ve ne sono altre più piccole e raccolte. 
In tutto 80 coperti al massimo, disponibili venerdì sera, sabato a mezzogiorno e sera e domenica a mezzogiorno in inverno, d’estate l’apertura serale inizia il mercoledì. I costi vanno da 30 a 40 euro vini inclusi. Le ricette prendono spunto sia dalla vicinanza del Lago e quindi con uso di molte verdure, pesce di lago e olio extravergine di oliva, sia dalla vicinanza della pianura lombarda, dunque una cucina con burro, zucca e formaggi. Ogni tanto in stagione si insericono nel menu alcuni classici laziali o pugliesi in omaggio alla moglie del titolare le cui origini sono di quelle parti. 
La materia prima è per lo più acquistata da altri agriturismi del territorio il cui elenco appare nel menu, una scelta saggia e rispettosa dell’economia locale voluta dall’intelligenza del titolare indipendentemente dalle nuove normative dell’agriturismo che, in teoria, obbligherebbero tutte le aziende di questo tipo a rifornirsi nel territorio. Una davvero invitante particolarità del ristorante sta nella selezione dei formaggi: mediamente 25-30 che arrivano a 50 nelle serate a tema. Sono prodotti per la maggior parte della provincia di Brescia e si allargano alla Lombardia, dalle piccole malghe di montagna alla pianura. 
Un’attenzione particolare è stata dedicata ai formaggi erborinati tra cui sono stati inseriti gli esteri Cabrales, Roquefort e Stilton dai gusti intensissimi e difficili da abbinare se non con il Gefide che si è dimostrato perfetto. 
Il vino proposto in carta è solo aziendale su cui si pone un minimo di ricarico e c’è anche il servizio al bicchiere. La responsabilità in cucina è affidata da un anno a Raffaele di Micco,  di origine campane, che prima gestiva un locale di proprietà a Bedizzole, con menu a base di pesce di mare. L’azienda, in realtà, ha anche un altro ristorante gestito da Matteo figlio del titolare. Si chiama Tana del Gufo, si trova  a poco più di un chilometro di distanza e ha una cucina più variegata. Là vi sono etichette di diverse regioni italiane e numerose etichette di birre di pregio. È un locale frequentato da una clientela molto diversificata per età e gusti.

...e pure quella del territorio

La Spia d’Italia nasce come azienda agricola negli anni Sessanta dalla volontà del padre di Andrea Guetta il quale aveva acquistato quelle strutture decadenti con l’intenzione di risistemarle a suo piacimento. Per un ingegnere come lui si trattava di un hobby ambìto. 
Agli inizi l’azienda era soprattutto agricola e zootecnica con produzione di foraggi e allevamento di vacche da latte. Le vigne erano un complemtento dell’attività così come il centro ippico. Il figlio Andrea si appassionò all’attività e decise di laurearsi in Scienza Agrarie. 
Negli anni Novanta la svolta produttiva portò a potenziare il centro ippico che è associato Fise, (federazione italiana sport equestri) ed è gestito dalla figlia Michela, e a dare più attenzione alle colture delle vigne migliorando gli impianti e la produzione dei vini. 
A oggi l’azienda si sviluppa su 15 ettari nella fascia delle colline moreniche del Garda, tra i comuni di Lonato e di San Martino della Battaglia e prende il nome dalla Rocca di Solferino, dalla quale si dominava il territorio e per questo chiamata Spia d’Italia. 
La produizone di vino potenziale si aggira su 150 mila bottiglie che vanno sotto il cappello della Doc Garda Classico, da vitigni rossi quali Marzemino, Groppello, Barbera e Sangiovese e da vitigni bianchi quali Chardonnay, che viene spumantizzato, e da Tocai, proposto nelle versioni secco e     liquoroso. 
Oltre ai vini si producono marmellate, mostarde e olive in salamoia. 

CASCINA SPIA D’ITALIA 
Via Cerutti, 61 - 25017 Lonato (BS)
tel 030 9130233  
info@spiaditalia.it - www.spiaditalia.it 

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